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Mercoledì 2 Luglio 2003 IL RIFORMISTA  
L'ITALIA NON MERITA UNA PRESIDENZA DA COMMEDIA DELL'ARTE
Non, non è stato  un gran giorno per l’Italia.  E alla domanda se  Silvio Berlusconi  sia adeguato a dirigere l’Unione europea (sia pur per soli sei mesi) si aggiunge il  dubbio che non sia adeguato a
gestire se stesso. Il capogruppo dei socialdemocratici tedeschi, Martin Schulz, viene apertamente dileggiato e  chiamato «kapò nazista» da Berlusconi il quale,  nonostante  l’invito di Pat Cox, pre- sidente del parlamento europeo, rifiuta di ritirare l’epiteto.
 
E il dibattito sul futuro  dell’Europa prende  tutto un altro percorso. Per  il capogruppo  del partito socialista  europeo, Baron Crespo, il presidente italiano non può  esportare in Europa la sua atti- tudine a fare «leggi su misura». I verdi innalzano cartelli: «La legge è uguale per tutti».
E Berlusconi definisce  «turisti della democrazia»  gli esponenti  della sinistra  europea invitato a venire in Italia e guardare le sue televisioni.
 
E pensare che il discorso ufficiale aveva avuto persino toni aulici. L’Europa, «appensantita di doveri e  responsabilità» deve  recuperare  la leggerezza  di quell’ «aquilone capace di intercettare i venti
della storia», che  aveva  mostrato  ai tempi  del Trattato di Roma.  Deve superare  «la sindrome di Amleto» e diventare  un soggetto  capace di prendere  decisioni.  Il testo preparato dagli sherpa e messo a punto dallo stesso Berlusconi non contiene gaffe, né deraglia dalla via maestra.
 
Impegna l’Italia  a fare da mediatrice per  superare le  divergenze  esistenti  sulla costituzione, ma difende il testo del trattato e rifiuta di  rimetterlo in discussione. Non nasconde i problemi, a comin- ciare dalla frattura transatlantica e vuol «tentare ancora una volta l’azzardo, la scommessa di una mediazione felice», sapendo «di non essere sola in questo sforzo».
 
Sull’economia, rilancia la proposta Tremonti per grandi progetti infrastrutturali e mette al centro le pensioni e la competitività dell’Europa. Punta  su «un elevato livello politico» dei lavori della confe- renza intergovernativa per concluderli entro l’anno.  Insomma, una impostazione ambiziosa e cor- retta che tiene conto delle posizioni espresse anche dalle diverse forze politiche in Italia.
 
Eppoi,  scatta la sindrome Montecitorio.  Non  c’è dubbio che Berlusconi si sia  presentato  a Stras- burgo già ferito dalla levata di scudi della stampa europea. Poi le prime, sia pur sommesse, conte- stazioni lo hanno ulteriormente irritato. A quel punto, le pesanti parole dal sen fuggite hanno com- promesso tutto. Un vero tonfo. Una buona partenza si è trasformata in una falsa partenza.
 
Ci saranno altre prove d’appello ? Siamo  certi che non  verrà nemmeno  in  mente al presidente di turno dell’Unione europea di dare del kapò a Gerhard Schroeder. Probabilmente, Berlusconi ha nei confronti dei parlamenti  un atteggiamento  diverso da quello che riserva ai governi. Ma quel che è accaduto ieri mostra  un nervosismo fuori  misura ed uno scarso  senso  delle  opportunità  e delle
istituzioni. Alle critiche avanzate da Schulz (sulla  giustizia e sulle posizioni antieuropeiste di Bossi) aveva il diritto di replica, non la licenza di insulto. L’Italia non merita una presidenza da commedia dell’arte.
 
E il presidente lasci perdere la recita a soggetto.

 
 
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